RIETI IN MANO ALLA MAFIA NIGERIANA, UNA STORIA PREVEDIBILE

Il Reatino terra di conquista dei clan criminali nigeriani” questa volta a dirlo non sono i fascisti e razzisti di Area Rieti, ma la DIA, divisione investigativa anti mafia, organo interforze del ministero degli interni.

Quando denunciavamo la conquista del nostro territorio da parte delle “risorse” arrivate sui barconi, quando scendevamo in strada per segnalare con forza lo stato di insicurezza derivante dalla massiccia presenza di immigrati, venivamo derisi ed accusati dalla sinistra di alimentare odio e violenza; finanche l’occupazione del cimitero doveva essere sottaciuta secondo questi signori, per evitare che crescesse un clima di intolleranza.

La realtà oggi viene descritta dagli stessi organi dello stato, senza possibilità di smentita di soggetti politici, più preoccupati di difendere posizioni ideologiche che di confrontarsi con la realtà.

La maggior parte dei ragazzoni che giungono dal continente africano non fuggono da nessuna guerra, ma più prosaicamente dai magistrati locali come più volte i governanti di quei paesi, Nigeria in testa, ci hanno detto.

 E trovano in Italia una legislazione “accogliente”, una magistratura fin troppo condizionata da remore ideologiche, che spesso vanifica il difficile lavoro di chi, per strada, si trova a contrastare un fenomeno pericoloso e estremamente organizzato, come quello della mafia nigeriana, capace di “infilarsi” nella rete della criminalità italiana, andando ad occupare gli spazi lasciati liberi.

Piccole città come Rieti, che potevano da sempre rivendicare come principale aspetto positivo, la propria tranquillità, sono ora terreno di conquista di predoni senza patria e senza valori.

Un fenomeno volutamente misconosciuto, cancellato, negato, che giunge alla ribalta solo quando qualche ragazzino muore per la droga che queste “risorse”, accolte e coccolate, gli hanno venduto.

Fa notizia la movida, si sprecano le condanne per i giovani che riconquistano i propri spazi, ma nessuno vuole raccontare che immediatamente dietro le luci ed il casino dei locali, nei vicoli, nel centro storico, o nei boschi intorno alla città, si muovono assassini che vendono a poco prezzo qualsiasi tipo di sostanza, ad adolescenti sempre meno consapevoli dei rischi che stanno correndo.

Persone che sono in Italia, spesso nascosti dietro nomi falsi, arrivati clandestinamente, nutriti ed ospitati a nostre spese, che immediatamente vengono reclutati da clan il cui unico scopo è di guadagnare sulla pelle dello stesso popolo che li accolti.

Delinquenti che sanno di rischiare al massimo brevi periodi in carceri che per loro, abituati nei loro paesi a ben altre pene, diventano luoghi di vacanza.

Eppure tutto questo sembra non interessare la politica, più impegnata a litigare per bilanci e inutili indagini di una magistratura sempre più politicizzata e sempre meno credibile.

Il pericolo rappresentato dalla droga non sembra più interessare nessuno, impegnati come siamo ad inginocchiarci per la brutalità della polizia americana o a manifestare per fantomatici diritti universali, marionette di un gioco che si svolge ad un livello più alto.

Mentre distruggiamo le statue e le cattedrali, pensando di mondare il passato di una storia che non conosciamo, lasciamo le giovani generazioni nelle mani di assassini senza scrupoli che promettono il paradiso in terra a pochi euro, sentendoci però umani perché fingiamo di non vedere quanto realmente accade.

Ma soprattutto in una situazione di crisi come questa meglio una gioventù rincretinita dalla droga e annichilita dietro a finte battaglia, che una generazione consapevole.

Bella la società multietnica, un mondo senza dignità, in cui le regole vengono imposte da bande di uomini senza Patria, a popoli senza colonna vertebrale.

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